Le piante non servono solo come ornamento per i nostri giardini, balconi, terrazzi, o per le strade delle città. Sono organismi estremamente preziosi perché rilasciano ossigeno nell’aria, un gas fondamentale perché è il garante della vita di tutti gli esseri viventi, esseri umani compresi. Ci sono, nella fattispecie, alcune piante che contribuiscono in modo particolare nel processo, e che vanno aiutate a rimanere sempre robuste, forti e sane.

Gli alberi sono dei veri e propri laboratori chimici, altamente sofisticati e tecnologici, che riforniscono in modo perenne l’atmosfera di questo importante gas. Sì, non è esagerato dire che sono altamente sofisticati e tecnologici, perché è grazie a loro, presenti da miliardi di anni sul pianeta, che la vita organica ha potuto crescere e svilupparsi, in seguito a milioni di anni dove sulla Terra erano presenti solo reazioni chimiche inorganiche.

Questi laboratori sono così tecnologici che gli esperti e gli studiosi non hanno ancora compreso del tutto il loro funzionamento, né riescono a riprodurlo (se riuscissimo, sarebbe una notevole marcia in più nella lotta all’inquinamento): in questi complessi sistemi, il processo di produzione dell’ossigeno viene chiamato fotosintesi clorofilliana, e l’ossigeno altro non è che… uno scarto! E proprio per questo viene buttato fuori.

Pur non riuscendo a riprodurre il funzionamento degli alberi, noi tutti possiamo dare ugualmente un contributo alla produzione di ossigeno: è sufficiente mettere una pianta in casa, scegliendo tra quelle con le migliori prestazioni in termini di quantità di gas rilasciata.

La fotosintesi: quando e in che modalità avviene

Vediamo in breve il processo della fotosintesi. È importante sottolineare che lo strumento di cui la pianta ha bisogno e si serve, e senza la quale il processo non avverrebbe, è la luce solare, il “carburante” che dà all’albero tutta l’energia necessaria per trasformare acqua, anidride carbonica (la famigerata CO2) e i Sali minerali in composti organici che si accumulano nella pianta come carboidrati, liberando ossigeno.

Nello specifico, sei molecole di Anidride Carbonica e sei di acqua (H2O) vengono convertite in sei molecole di ossigeno (O2) e una molecola di glucosio, presente nella pianta sotto forma di cellulosa e lignina nelle pareti del legno o di altri tessuti che la pianta usa come magazzino. Il concetto è quasi elementare: più anidride carbonica assorbe la pianta, più ossigeno viene liberato nell’atmosfera.

L’attività di fotosintesi di un albero si può valutare anche occhio, guardando quanto legno sono riusciti ad accumulare in un anno: se il legno è tanto, c’è da gioire, perché è la manifestazione di tantissimo carbonio prelevato dall’atmosfera, che ne risulta purificata e anzi arricchita di ossigeno. Per capire meglio, una tonnellata di legno nuovo significa la rimozione di 1,8 tonnellate di CO2 dall’atmosfera, e la produzione di 1,3 tonnellate di ossigeno. È da considerare, però, che un solo albero rilascia abbastanza ossigeno per sostenere due esseri umani, ma non la loro attività produttiva e lo spostamento loro e delle merci. Basta per capire quanti ne servono, pensando soprattutto alla quantità esorbitante di attività produttive e spostamenti che avvengono ogni giorno (non considerando questo periodo di lockdown)?

La fotosintesi, come si è visto, viene provocata dalla luce solare diretta. Una recente scoperta ha visto che nelle foglie degli alberi (i loro “pannelli solari”, che assorbono luce ed energia) sono presenti dei composti che dopo essere stati attivati dal sole sono in grado di proseguire per qualche tempo anche col cielo coperto. La fotosintesi raggiunge il massimo dell’efficienza quando le temperature stanno intorno ai 30°C, mentre si azzera quando si sale ai 45°C e oltre. Un comportamento di difesa, perché tali temperature fanno emettere alla pianta vapore acqueo e se si attivasse la fotosintesi il consumo di acqua sarebbe tale da disidratare la pianta.

L’importanza delle foglie

importanza delle foglie per ossigenare l'ambiente

Abbiamo già accennato alle foglie degli alberi, i pannelli solari delle piante, elementi che altro non sono che l’unità funzionale della fotosintesi la cui efficienza nell’assorbimento e riutilizzo della luce solare è funzionale per la crescita dell’albero. La fotosintesi viene quindi dalla risposta delle singole foglie e da come si dispongono nello spazio, nonché dalla loro età. In sintesi: l’efficienza di una pianta o di un arbusto nell’assorbimento di CO2 è direttamente proporzionale alla superficie totale delle foglie. Ovvero, più ce ne sono, più Anidride Carbonica verrà prelevata dall’atmosfera.

Ecco perché le piante non devono essere troppo vicine: infatti, quando non sono sufficientemente distanziate, si fanno ombra a vicenda e compromettono la loro possibilità di produrre sostanze nutritive. Inoltre, quando la pianta cresce, cambia anche il rapporto proporzionale tra foglie e parti in legno, e le seconde passano “in vantaggio” e si fanno produttrici di nuove giovani foglie.

Anche questo è un punto fondamentale, perché è fatto accertato che più le foglie sono giovani più sono efficienti nella fotosintesi rispetto a foglie adulte e anziane. Un processo ovvio, perché le piante nei boschi devono allungarsi quanto più riesce loro in modo da avere sempre la massima esposizione solare. Quando raggiungono la sommità della chioma forestale, si allargheranno lentamente aumentando il diametro dei rami in modo da sostenere il peso di tutte quelle foglie.

Scegliere la pianta giusta

piante per un giardino pieno di ossigeno

Per vivere in un ambiente davvero salubre non c’è alternativa migliore che piantare vegetali (preferibilmente arbusti o alberi, se c’è spazio) in modo da sostituire cemento e asfalto. Utile si rivela anche l’attento acquisto di specie che dimostrano una migliore efficienza nel processo di fotosintesi. Ricordate una cosa, però: quando si parla di esseri viventi– e le piante lo sono – bisogna considerare tutto in base all’ambiente in cui gli esseri viventi si trovano.

S’intende che è vero che ci sono piante che forniscono più ossigeno di altre, ma solamente se le si mette nella condizione ideale. Bisogna cioè scegliere con attenzione le piante meglio adatte al luogo dove si vive, assicurando loro le giuste quantità di acqua, spazio e terriccio vivo, pulito e abbastanza fertile e drenante, informandosi sulle specifiche necessità di quella pianta. Un albero in difficoltà, infatti, diventa meno efficiente nella fotosintesi.

Chi ha un grande giardino può certo permettersi di piantare delle specie anche al limite delle condizioni ideali, ma dovrà tenere conto che non contribuiranno significativamente alla produzione di ossigeno perché potranno crescere poco. In città, per esempio – luogo in cui il rilascio di ossigeno contribuisce subito a migliorare l’ambiente – è meglio usare delle specie già ben ambientate o che si adattano facilmente, e che quindi riescono a crescere vigorose senza manutenzioni troppo complesse e sfruttando le risorse idriche di cui si dispone.

Ecco, quindi, che la scienza ci viene incontro e ha individuato alcune piante che si possono definire le più capaci nell’emissione di ossigeno:

  • Pioppo. Questa pianta è tipica del paesaggio italiano – anche se purtroppo in fase di recessione – ed è un albero a crescita molto rapida e bisognosa di tantissima acqua. Il motivo della loro recessione e della loro scarsa longevità è dovuto a dei maltrattamenti: spesso i pioppi subiscono potature ingiustificate o ferite alla base causate da urti, in quanto spesso si trovano ai margini delle strade. Milano, per esempio, è una città piena di questi alberi nei suoi lunghi viali: fu Napoleone a volerli, dopo aver scoperto l’afosa estate meneghina. Tornando a noi, nella produzione di ossigeno il più adatto è il Populus deltoides, un albero molto grande di origini americane che ha foglie triangolari e grandi e un tronco molto largo, coperto da una corteccia argentea. Ha bisogno di un terriccio molto fresco e quasi umido, pieno di nutrienti, e soprattutto di stare al sole.
  • Acero rosso. Un albero perfetto per i piccoli giardini, e stupendo perché sviluppa una superficie di foglie davvero vasta. L’acero rosso non vive bene se il terreno è troppo calcareo, e predilige un suolo drenato e umido, acido e ricco di sostanze organiche come quelli della brughiera. Si consiglia di aggiungere tanta torba e sabbia al terreno da giardino. L’acero rosso teme i venti freddi, richiedendo una posizione calda e luminosa anche se è meglio evitare la luce diretta del sole nelle ore più calde, in quanto può essere causa di uno scoloramento delle foglie, finanche a ustioni e cadute.
acero rosso per il giardino
  • Paulownie. Un albero rustico e molto robusto che viene dalla Cina ed è caratterizzato da una chioma irregolare con palchi e foglie molto grandi. È impressionante quanto è veloce a crescere, al punto che questo albero viene considerato adulto già dopo dieci anni: in questo lasso di tempo può raggiungere i dieci metri e una ramificazione incredibile. Naturalmente, per sostenere uno sviluppo così rapido, la pianta preleva dal terreno enormi quantità di nutrienti e per questo deve essere concimata spesso e in modo continuativo, prediligendo in particolare composti a base di azoto.
  • Alberi da frutto. Chi sceglie una pianta spesso vuole unire l’utile al dilettevole, e quindi si orienta su alberi da frutto che quindi oltre a rilasciare ossigeno e fare ombra, oltre che a “decorare”, diano anche ottima frutta fresca da consumare. Se siete orientati verso questi alberi, ricordate le piante da frutto con la migliore produzione di ossigeno sono ciliegi, amarene e nettarine. Meli, peschi, mirtilli e mandorli hanno una produzione media, mentre la produzione minore è data da agrumi e albicocchi.
  • Betulla. Una pianta molto diffusa anche fuori dal suo habitat naturale (la montagna e le zone più settentrionali dell’emisfero boreale: regioni come il Canada, la Siberia e la Scandinavia ne sono piene). La betulla è una pianta altamente eliofila (ovvero, amante del sole), ed è una caratteristica da non ignorare quando si decide di prenderne una: significa, infatti, che è essenziale garantire tanta luminosità, senza però temperature elevate. Infatti, la betulla, proprio per le sue origini d’alta quota e di latitudini estreme, risulta una delle piante più resistenti al freddo ma al contrario deperisce e invecchia rapidamente con temperature elevate ed estati afose. Questo albero ha una corteccia molto chiara, raggiunge fino a 16 metri di altezza, cosa che può fare solo se messa nelle condizioni adatte: un terreno fresco, umido, ricco di composti organici, meglio acido e che sia sciolto e arieggiato. Non dev’essere mai calcareo, perché frenerebbe la crescita della betulla deprimendone la vegetazione: le sue foglie, in caso di calcare, rimangono piccole e cadono presto in autunno, senza prima passare al loro caratteristico giallo intenso.
betulle per il giardino
  • Salice. Si conosce un gran numero di queste piante, che possono essere arbustive o arboree e da sole potrebbero ripopolare tutte quelle aree abbandonate dove non è possibile attuare una manutenzione regolare. Il salice è una pianta facile da coltivare, ma si deve disporre di tanta acqua. È un albero che cresce molto veloce e si riproduce in modo semplice per talea: proprio per questo meriterebbe molta più attenzione, sia nel verde privato che in quello pubblico.
  • Quercus Alba e Rubra, due particolari querce americane. La Rubra, nella fattispecie, è molto diffusa sia nei giardini pubblici che in quelli privati, pur dovendo essere domata perché tende a naturalizzarsi in quanto molto adattabile e a crescita rapida. Queste due querce sono piante eliofile che hanno bisogno di un terreno acido, ed è bene tenerle lontane da terreni con un substrato calcareo e/o argilloso. In questi casi le piante non sviluppano un apparato radicale profondo, e di conseguenza in caso di forte vento possono essere soggette a schianto. Inoltre, le loro radici sono molto estese per cui è sconsigliato piantarle vicino ad altri alberi (salvo per i cespugli). Rispetto alle querce europee e italiane, queste due americane non hanno la stessa longevità e al massimo vivono per cento anni.

Il bilancio italiano

Per concludere, diamo un’occhiata veloce alla situazione di verde in Italia. Nel Bel Paese, le foreste urbane e naturali fissano 50 milioni di tonnellate di carbonio e ne liberano 100 di ossigeno: questo fa sì che gli italiani respirino 16milioni di tonnellate di ossigeno, utilizzandone 84 milioni per le loro attività produttive. Da questo si evince che la situazione del nostro paese ha un bilancio in pareggio, visto che per questi dati si è considerato solo il contributo delle foreste e non quello dovuto alla produzione di ossigeno operata dal mare grazie al fitoplancton.

Questi dati, tuttavia, non devono toglierci dal considerare, a livello mondiale, il problema dell’accumulo dei gas serra e del cambiamento climatico in atto. Ecco perché è fondamentale che tutti piantiamo un albero o una pianta, e ne abbiamo cura. Inoltre, è bene evitare il consumismo sfrenato, riciclando e consumando tendenzialmente meno e in modo responsabile.

Leave a Reply