fbpx Skip to main content

Simbolo di amore, eleganza, e del Giappone intero, il fiore di ciliegio è immancabile in tutti i prodotti culturali nipponici, e molto apprezzato anche in Italia. Ricco di significato, ha dato luogo a numerose leggende in entrambi i paesi. 

Si distingue per corolle di color bianco rosato, simbolo di ottimismo, fiducia nel futuro, ma anche di tenerezza. Sono leggiadre nella loro grazia primaverile, effimere in senso positivo – come del resto tutto ciò che è bello – e rappresentano simbolicamente l’amore e la stagione dell’amore. Per questo nel corso dei secoli hanno dato vita a leggende e miti dal Giappone e dall’Occidente. 

Fiori di ciliegio

Amata sin dai tempi antichi 

La pianta era già nota in antichità. Plinio il Vecchio, nella sua gigantesca opera enciclopedica Naturalis Historia (nonché l’unica sua opera giunta fino a noi) attribuisce il nome scientifico Prunus Cerasus alla sua provenienza. 

Il Sakura sembra sia stato introdotto a Roma da Lucullo, famoso cuoco che partecipò alla spedizione nel Ponto (oggi in Turchia) contro il Re Mitridate, e nello specifico a Cerasunte. Altre testimonianze di presenza del ciliegio ai tempi romani vengono da Ercolano, nella Casa del Gran Portale. Prima di Roma, sono stati rinvenuti dei noccioli del frutto risalenti all’Età del Bronzo e anche in siti di tutta Europa, anche se di epoche più tardive. 

In ogni epoca, in ogni tradizione, il fiore di ciliegio è legato all’innamoramento, alla felicità, alle speranze – anche se solo se la pianta è giovane e coperta di giori leggeri. Al contrario, un tempo si pensava che i ciliegi anziani fossero nascondiglio di spiriti malvagi, causa di malattie e vederli in sogni portava sfortuna. 

Hanami: la festa della fioritura di ciliegio in Giappone 

Hanami, ciliegi in fiore in Giappone

La fioritura dei ciliegi è quindi simbolo della primavera, della rinascita della vita, e nel Sol Levante l’importanza è così grande da essere divenuta festa nazionale. 

Si chiama Hanami, e letteralmente significa “guardare i fiori”. Una ricorrenza molto antica, che celebra il rinnovo della natura nella prima stagione dell’anno (la primavera, appunto), che nel calendario orientale inizia il 4 febbraio. 

E se la seconda Luna nuova, dopo il solstizio d’inverno e artefice del nuovo anno, cade il 4 febbraio, per i giapponesi l’anno sarà cieco e sfortunato.  

Nell’Impero si parla sempre di Osservazione dei fiori di ciliegio, ma per noi è più opportuno dire Meditazione in quanto viene fatta da un popolo legatissimo alle tradizioni, allo shintoismo (la religione ufficiale), e alle filosofie zen del vuoto, per il quale il rapporto con i Dei antichi e con la natura è molto più stretto che alle nostre latitudini.  

La meditazione porta all’essenza delle cose, e con essa si identifica. Ovvero, immergendosi nella bellezza del ciliegio in fiore si diventa quel fiore, eterno nella sua cadicità, e si riesce a capire quanto in realtà tutto nel mondo sia poco permanente, sia destinato a dissolversi per ritornare al Tutto. 

Si tenga presente che nella visione orientale la vita è un fluire che può passare dalle cose alle persone, dalla natura all’uomo. Per questo, sotto la delicata pioggia di petali che cadono subito dopo la fioritura, se ne respira l’energia sottile, si respira la vitalità della primavera. 

Vi lasciamo una leggenda giapponese, chiamata “La fioritura del sedicesimo giorno”, che esprime al meglio questo concetto. 

La fioritura del sedicesimo giorno 

albero giapponese

A Wakegori, un distretto della provincia di Iyo, c’è un vecchissimo e famoso ciliegio chiamato Jiu-roku-zakura, cioè “Il Ciliegio del Sedicesimo Giorno”, perché fiorisce ogni anno il sedicesimo giorno del primo mese dell’antico calendario lunare, e solo quel giorno. 

Quindi il periodo della fioritura è quello del Grande Freddo, mentre di solito i ciliegi aspettano la primavera prima di far spuntare i loro fiori. Ma il Jiu-roku-zakura fiorisce di una vita che non è – o almeno in origine non era – la sua. In quell’albero vive lo spirito di un uomo. 

Era un samurai di Iyo, e l’albero cresceva nel suo giardino e fioriva nel solito periodo, cioè verso la fine di marzo o l’inizio di aprile. Da bambino quel samurai aveva giocato sotto quell’albero, e i genitori, i nonni e i bisnonni avevano appeso ai suoi rami fioriti, una stagione dopo l’altra, per più di cento anni, strisce luccicanti di carta colorata su cui erano scritti versi beneauguranti. 

Il samurai diventò molto vecchio, sopravvivendo a tutti i propri figli, e non gli era rimasto altro al mondo se non quell’albero. Ma, ahimè! Durante l’estate di un brutto anno, l’albero avvizzì e morì. 

Il vecchio fu estremamente rattristato per il suo albero, tanto che alcuni vicini gentili gli procurarono un ciliegio bello e giovane e lo piantarono nel suo giardino, nella speranza di riuscire a consolarlo. Lui li ringraziò e finse di essere contento, ma in realtà aveva il cuore pieno di sofferenza, poiché aveva tanto amato il vecchio albero, che nessuno avrebbe potuto consolarlo della perdita. 

Infine, il sedicesimo giorno del primo mese, gli venne un pensiero lieto: si ricordò di un modo con cui era possibile salvare un albero morente. Si recò in giardino e s’inchinò davanti all’albero appassito, quindi gli parlò e disse: «Degnati, te ne prego, di fiorire ancora, perché sto per morire al posto tuo». Infatti si crede che con il favore degli dei si possa scambiare la propria vita con quella di un’altra persona o di una creatura o persino di un albero. E questo trasferimento della vita è definito con l’espressione migawari ni tatsu, “operare una sostituzione”. 

Poi il vecchio distese un panno bianco e alcuni mantelli, si sedette sui mantelli e fece hara-kiri alla moda dei samurai. E il suo spirito si trasferì nell’albero e lo fece subito rifiorire. 

E così ogni anno l’albero rifiorisce il sedicesimo giorno del primo mese, nella stagione del freddo e della neve. 

Un viaggio italiano tra i petali rosa 

Anche in Italia è disponibile un lungo e ricco itinerario tra giardini e ciliegi, che copre località sia a nord che a sud, ed è in grado di incantare. 

Monza, la Capitale dei Ciliegi 

Stando all’agiografia, Monza è la Capitale dei Ciliegi e in questo è patrocinata da San Gerardo dei Tintori, che protegge sia la città brianzola che questi alberi. 

Una leggenda vuole che una sera d’inverno San Gerardo ebbe la necessità di passare una notte in chiesa, ma siccome i guardiani non glielo permettevano, promise loro in cambio un cesto di ciliegie. Presi dalla golosità, acconsentirono e il mattino dopo trovarono veramente questi frutti maturi. 

Per ricordare la leggenda, ogni anno durante la festa patronale di San Gerardo, il 6 giugno, era consuetudine offrire ai canonici del duomo di Monza un abbondante colazione composta da ciliegie. 

Milano 

A Milano si trova la Collina dei ciliegi, montagnetta artificiale di 25 metri costruita coi detriti prodotti dalla ristrutturazione dell’Hangar Bicocca, oggi celebre museo.  Questo parco conta oltre 200 alberi, tra cui una collezione di ciliegi che fioriscono tra marzo e aprile. 

Spostandoci in Città Studi, Nel 2021 è stato creato in Piazza Piola un giardino zen, che ospita al centro delle sculture di Kengiro Azuma circondate da ciliegi che fioriscono tra marzo e aprile, creando una splendida atmosfera. 

Torino 

A Torino è presente il Cortile del Maglio, contraddistinto da appunto da un grosso maglio al centro della piazza di recente riqualificata annettendo botteghe artigianali e bar. Dal maglio si accede a un secondo cortile, più piccolo, con diversi alberi di ciliegio. 

A Pecetto Torinese, tutti gli anni si organizza una passeggiata tra i ciliegi in fiori per far conoscere la bellezza del luogo. 

Vignola (MO) 

Vignola, nel modenese, è la patria dei fiori di ciliegio ed è molto famosa per i suoi frutti. 

Proprio qui si celebra la nostra Hanami, una festa giapponese della fioritura che riempie la valle del Panaro, e che nel 2022 si è tenuta dal 28 marzo al 5 aprile. 

Firenze 

Firenze, all’interno del famoso Giardino delle Rose, nasconde un angolo di Giappone derivato dal gemellaggio con Kyoto. 

Si caratterizza per sentieri curvilinei, rocce e cascatelle, e vanta diverse piante di ciliegio che in primavera colorano questo spazio. 

Roma 

Anche a Roma c’è un angolo di Giappone, e si trova nel giardino Zen dell’Eur dove, dai primi di aprile, è possibile passeggiare ammirando la fioritura. 

Il Giappone, il 20 luglio del 1959, donò all’Italia 2.500 esemplari di ciliegio come simbolo di amicizia tra i due Paesi, e molti di loro furono piantati nel Parco Centrale del Lago, o Parco Lago dell’Eur, o ancora “Passeggiata del Giappone” per i Romani, che fu progettato nel 1936 da Raffaele De Vico. 

Pedaso (FM) 

Concludiamo con Pedaso, nelle Marche, che ha il Parco dei Ciliegi di proprietà di un agriturismo organizzatore ogni anno del festival La Contea dei Ciliegi

In questo evento, tra le 10 e il tramonto, si svolgono diverse manifestazioni ispirate al Giappone, come spettacoli di Arti marziali, dimostrazioni di massaggi con tecniche giapponesi e degustazioni culinarie tipiche. 

Leave a Reply