Le piante sono per natura e per necessità già predisposte a resistere al caldo. Tuttavia, questo non toglie che quando le temperature iniziano ad assumere valori decisamente elevati, come noi soffriamo il caldo, anche loro non sono esenti da questa spiacevole sensazione. E anzi, lo fanno vedere con dei sintomi che è meglio che impariamo a conoscere, in modo da sapere poi come e dove intervenire.

Negli ultimi anni, del resto, abbiamo visto come già da maggio, se non anche da fine aprile le temperature possano avere dei rialzi improvvisi e inaspettati, che provocano danni un po’ ovunque. Le piante, come detto, hanno dei meccanismi di difesa meccanici e fisiologici che le aiutano a reagire al caldo, ma è bene considerare che ogni specie ha la sua soglia di tolleranza, che cambia in base alla struttura morfologica e alla varietà botanica: per intenderci, proviamo a pensare alla differenza che vi è tra una succulenta (o pianta grassa, molto incline alle temperature alte e a periodi di siccità) e un’azalea.

Calendula, con i suoi bellissimi fiori colorati

La tolleranza al caldo delle piante dipende anche da quanto alti sono i livelli termici che si raggiungono nel periodo di caldo, e quanto si prolungano nel tempo: va da sé che i danni aumentano se il caldo rimane per un lungo periodo di tempo, e soprattutto se fa caldo non solo di giorno ma anche di notte – quindi vera e propria, insopportabile afa.

Quando la pianta supera la soglia di tolleranza, vediamo che si verificano dei fenomeni di deperimento che si possono controllare grazie ad alcuni accorgimenti di coltivazione. In caso contrario, ovvero se trascurassimo questi sintomi, le conseguenze possono diventare molto difficilmente recuperabili o addirittura irreversibili, arrivando in definitiva a far morire tutta la pianta.

Tutti i sintomi derivati da un eccesso di caldo si riconoscono facilmente e si manifestano a intensità crescente. Infatti, all’inizio possono essere presenti solamente in una zona della pianta, ma se li si lascia intatti e non si interviene, si espandono e colpiscono tutte le strutture dell’organismo del vegetale fino a ucciderlo. Vediamo, comunque, quali sono questi sintomi, e, in seguito, come curarli.

Scottatura

La scottatura della pianta si manifesta quando la temperatura improvvisamente raggiunge e supera i 30°C, e magari fino al giorno prima si era mantenuta su valori decisamente più bassi (anche al di sotto dei 25).

I danni in questo caso si manifestano nella zona del colletto o nei fusti delle giovani piante che non hanno ancora creato la loro protezione di legno; ancora, si manifestano sulle radici del prato o sulle radici superficiali delle giovani piante e degli arbusti, perché naturalmente la parte del terreno più vicina alla superficie si scalda molto più in fretta.

La scottatura non risparmia nemmeno le piante d’appartamento che sono tenute in casa per la maggior parte dell’anno e portate all’esterno al sole. Anche gli alberi caratteristici delle zone di montagna, come il larice, l’abete, il faggio, possono essere soggetti a gravi scottature se vengono messi a dimora in zone pianeggianti.

Disidratazione o appassimento

Altro sintomo molto grave dell’eccesso prolungato di alte temperature è la disidratazione progressiva dei tessuti, che provoca l’appassimento della pianta, nonché alla modifica e alterazione di tutti i meccanismi della fotosintesi clorofilliana, fino al rallentamento della crescita complessiva della pianta.

Questi sono tutti i fenomeni più evidenti – e quelli meno gravi, se di passaggio – che colpiscono la pianta quando esposta a temperature troppo elevate.

Papaveri in fiore

Colpo di calore

È un sintomo simile a quello della scottatura. L’insolazione eccessiva e le temperature elevate causano uno squilibrio idrico nell’organismo delle piante, causando il colpo di calore che significa sostanzialmente disseccamento che però non prevede un appassimento iniziale. Questo disseccamento colpisce una porzione limitata e isolata della pianta, di solito la parte della chioma che guarda a Meridione. Il colpo di calore spesso si manifesta in maniera ancora più grave per la poca abilità delle radici di assorbire velocemente l’acqua dal terreno.

È un sintomo che si manifesta soprattutto nelle piante acidofile, in quelle fruttifere e in prati tagliati troppo bassi.

Fiori secchi

Nelle piante da fiore le temperature elevate sono più pericolose che in altre, perché sono le specie più bisognose di acqua (in particolare, i gigli, le surfinie, le petunie, i gerani, le tuberose, i gladioli e gli Impatiens sono tra le specie meno resistenti di tutte, rispetto ad altri fiori, alle alte temperature).

Sintomi anche molto gravi si manifestano soprattutto se i fiori sono appena sbocciati – ma anche quelli già aperti – appassiscono e seccano prima del loro naturale termine di ciclo di vita.

Frutti spaccati

Naturalmente, anche le piante da frutto sono particolarmente bisognose d’acqua (anche se non tutte, e tutte in maniera diversa). Soprattutto gli ortaggi da bacca, quali le melanzane, i pomodori e i peperoni, e in alberi fruttiferi come i meli, i peri, i peschi e i pruni si scottano facilmente con le alte temperature, scottature che diventano più gravi e frequenti se l’insolazione forte le colpisce quando loro non sono molto irrigate.

Se ancora non si ha rimediato, e queste condizioni persistono, vediamo come sui frutti compaiano delle tacche scure, delle depressioni sulla buccia, delle aree necrotiche fino ai casi più gravi, quando compaiono delle vere e proprie spaccature con la conseguente perdita del frutto, che naturalmente diventano immangiabili.

Prevenire è meglio che curare

Margherite in fiore

Ora che abbiamo visto più o meno quali sono i sintomi più evidenti, e più frequenti, vediamo che cosa fare per prevenire certe situazioni, ma anche per curarle una volta che si manifestano. Sono accorgimenti piuttosto semplici, che tuttavia è bene seguire con precisione:

  • Farsi aiutare dall’acqua. Irrigare regolarmente è il modo più efficace per venire in aiuto della pianta e aiutarla a superare i periodi di grande caldo. Dal momento che esistono varie tipologie di irrigazione, è meglio prediligere quelli a goccia (che si prestano bene non solo per le fioriere sul terrazzo, ma anche per i frutteti e gli orti) in quanto ottimizzano e ben dividono la quantità d’acqua, distribuendola bene solo sul terreno in prossimità del colletto. In alternativa, anche l’irrigazione a pioggia è ben adatta ad abbassare la temperatura delle chiome di organismi vegetali particolarmente sensibili alle alte temperature, come sono le conifere o le piante acidofile. Va detto, però, che questo potrebbe essere non abbastanza se il getto d’acqua viene recepito solamente dalla chioma degli alberi, e quindi bisogna integrare l’apporto anche con una distribuzione diretta di acqua alla base delle piante, ponendola in delle conche prima create vicino al colletto, oppure per scorrimento superficiale. Molto bisognosi di acqua sono le piante primaverili – siepi, arbusti, piante da fiore, piante sempreverdi, prati appena seminati – che non sono ancora ben radicati, e che quindi vanno protetti da disidratazioni radicali particolarmente dannose. I prati, in particolare, si devono irrigare al mattino presto quando il terreno ha temperature ancora accettabili, riducendo l’evaporazione dell’acqua dalla superficie dell’erba. L’annaffiatura del prato è meglio farla a intervalli distanziati (come per esempio bagnando mezzora due o tre volte alla settimana) anziché innaffiare poco ogni giorno (cinque o dieci minuti al giorno, come di solito ed erroneamente si fa): infatti, così facendo la poca acqua fornita non raggiunge le radici e si perde per evaporazione. Infine, per quanto riguarda le piante da vaso o le fioriere – e soprattutto quelle su terrazzi o aree comunque particolarmente soggette al surriscaldamento – è bene bagnare frequentemente anche la superficie esterna del contenitore (soprattutto se è di plastica) in modo da abbassare la temperatura.
  • È meglio puntare su piante forti. Se abitate in zone dove sapete che all’inizio dell’estate si manifestano fenomeni di alte temperature, è meglio che scegliate delle specie molto resistenti agli sbalzi idrici e termini, una soluzione ottimale che in partenza riduce i danni provocati dal calore. Queste specie non sono poche, e tra le piante più resistenti al caldo che ben si adattano anche nei giardini dell’Italia settentrionale ci sono l’alloro, l’ibisco, la ginestra, la tamerice, l’oleandro, la lantana, il pittosporo, l’eleagno, la lagerstroemia, la maonia, il viburno e il melograno. Ci sono anche delle stupende piante rampicanti, tra le quali il falso gelsomino, la bignonia e il caprifoglio.
  • Protezioni d’ombra. In particolare, per le colture sensibili – come possono essere gli ortaggi da poco messi a dimora, o le specie da fiore in fase di crescita iniziale quali i gigli estivi, le dalie, i gladioli e i crisantemi – si può prevedere la creazione o l’installazione di strutture ombreggianti (come i graticci e i tendoni, o i pali con fronde di rami) in modo da difendere direttamente le piante da insolazione diretta.
  • Lavorare il terreno. Negli orti, con le sarchiature regolari e leggere si evita la formazione di erbe infestanti e si impedisce che queste specie – purtroppo per noi molto abili a sopravvivere in condizioni di siccità – tolgano acqua utile e preziosa per le specie coltivate. Rompendo, inoltre, la crosta della superficie si fa in modo di avere un regolare afflusso di ossigeno nel terreno, e quindi si favorisce la traspirazione delle radici che diventano più brave ad assorbire l’acqua.
  • Meglio non concimare e non tagliare. D’estate è assolutamente vietato tagliare – o al massimo è meglio ridurle – e concimare, soprattutto quelle concimazioni fatte con prodotti in granuli che se non sciolti adeguatamente da acqua abbondante ustionano le radici. Anche le potature devono essere fatte prima dell’arrivo del caldo, perché al contrario l’esposizione di parti interne della chioma determina danni gravi come disseccamenti e scottature.
  • Attenzione ai parassiti. In periodi caldi e secchi è molto facile che le piante subiscano violenti attacchi da parte di ragnetti rossi e gialli e acari, che vanno contrastati con la nebulizzazione delle chiome in modo da creare un ambiente umido. Attenzione anche alle cimici: se le piante vengono colpite da questi fastidiosi insetti, è bene irrorarle con una soluzione liquida composta di acqua e sapone di Marsiglia, o anche con prodotti a base di neem o macerato di ortica.

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