Per alcuni mangiare rappresenta un’azione semplice e apparentemente a impatto zero, ma in realtà facciamo spesso degli erroridi cui non ci accorgiamo. Ecco allora alcune cose da correggere mentre mangiamo: ricordiamoci che nel nostro piccolo possiamo aiutare a migliorare le cose!

Mangiare senza esagerare

Come persone, non vogliamo essere certo quelli che pensano solo ad abbuffarsi di cibo danneggiando la salute sia nostra sia di chi ci circonda. Al contrario, vogliamo essere quel tipo di persone che si preoccupano dell’ambiente e che quindi cercano di fare sempre la cosa giusta: mangiare pulito, comprando le cose giuste per lasciare intorno un pianeta un po’ più sano.

È sicuramente un’operazione molto complicata, e ci sono anche tante fake news da sfatare. Ecco perché ci pensiamo noi con il nostro articolo guida che vi aiuterà ad orientarvi tra consigli eticamente corretti e abitudini o convinzioni sbagliate, senza fare errori su ingredienti, stoccaggio e riciclaggio degli alimenti.

Ma ci saranno anche delle soluzioni che vi appariranno estremamente semplici!

Il latte di mandorla non è innocuo come sembra

Le persone scelgono il latte di mandorla per diversi motivi, tra cui la convinzione che più ecologico rispetto a quello animale derivato dalle mucche o semplicemente l’intolleranza al latte animale. Purtroppo, però, il latte di mandorla non è tanto a impatto zero come si crede: per la produzione di un litro di questa bevanda ne occorrono seimila d’acqua.

Inoltre, l’80% delle mandorle utilizzate viene dalla California, negli Stati Uniti, che in questo periodo attraversa una fase di importante siccità: infatti gli agricoltori vanno a distruggere tutte le piccole coltivazioni di agrumi per lasciar spazio a quelle di mandorle, dando luogo ad una monocultura che necessita di pozzi sempre più profondi per procurarsi l’acqua. Il risultato sono problemi di subsidenza (ovvero uno sprofondamento del suolo o del bacino marino) su tutta quella macroregione.

Quindi, sia che vi siate orientati al latte vegetale per ecologia sia per necessità, la soluzione migliore e a minore impatto secondo gli esperti è rappresentata dal latte d’avena.

Il merluzzo non è in pericolo

Sentiamo spesso dire che non bisogna mangiare il merluzzo, perché è in pericolo d’estinzione. Le cose sono però diverse da come sembrano: stando alle parole di George Clark, della Marine Stewardship Council – una ONG per la pesca sostenibile – le scorte di questo pesce sono variabili nel tempo e per questo bisogna rimanere al passo coi tempi.

Sembra, infatti, che nell’Atlantico settentrionale le scorte di merluzzo certificato MSC siano particolarmente abbondanti. Quindi, per non avere più dubbi, accertatevi sempre che sulla confezione compaia la sigla MSC!

L’inganno della bioplastica

Ancora acceso è il dibattito sulla sostenibilità delle plastiche biodegradabili (le bioplastiche) e compostabili quando entrano in contatto con alimenti quali mozzarelle e salumi. Passare a questo tipo di plastica rappresenta per certi aspetti una scelta etica; ma ricordate che la loro produzione richiede tantissime risorse e che alla fine solamente il 40% delle plastiche bio viene prodotto per essere degradabile.

Quindi se volete un cibo da asporto sostenibile, pensate di portarvi da casa le posate!

E la pellicola per gli alimenti?

La docu-serie prodotta dalla BBC, Blue Planet II, che va ad analizzare la fauna marina, ha incitato i cuochi inglesi ad aderire al movimento #chefsagainplastic per frenare l’abuso di plastica. Pensiamo infatti che a Londra, solamente il ristorante London’s Springfaceva uso di 3.600km di plastica ogni anno, che oggi ha sostituito con della cera cerata.

Una scelta che anche il semplice cittadino nella sua cucina può fare, tenendo sempre alta la priorità di non sprecare cibo per cui la pellicola è molto utile (ma, appunto, senza esagerare). Una soluzione ecologica, oltre alla cera, è usare molti più contenitori tupperware (o sottovuoti).

L’ecologia non può essere all’improvviso

È noto a tutti che in questo 2019 l’Unione Europea ha praticamente vietato, dal 2021, l’uso delle cannucce di plastica. Un provvedimento certamente lodevole negli intenti, e che in realtà va ad escludere una fetta non indifferente di popolazione, ovvero i disabili e gli anziani, che hanno bisogno delle cannucce per dissetarsi.

L’ecologia va sempre apprezzata, ma le scelte ecologiche devono essere ben pensate e soprattutto devono essere inclusive! Infatti, pur rimanendo buona l’intenzione, non si può pensare di imporre all’improvviso un cambiamento così radicale, specie se poi non si prevede un aiuto anche a quelle persone che hanno più bisogno e che fanno più fatica.

La scelta migliore è un cambiamento per grandi, puntando ad educare il consumatore che può bere benissimo anche senza cannuccia, a rinunciarvi evitando quindi l’abuso.

Il business pulito delle borracce

Una ricerca recente stima che il mercato statunitense delle bottiglie di plastica riutilizzabili nel 2023 avrà un valore di 8 miliardi di euro, con quindi un aumento di due miliardi e mezzo in circa un decennio.

Un altro studio vede il 55% degli inglesi avere una borraccia, ma solo il 36% portarla effettivamente con sé tutti i giorni. Quindi bene avere una di queste bottiglie, ma poi va usata! Altrimenti si torna a comprare la bottiglietta in giro, senza porre fine il problema.

Anche in Italia il trend sta aumentando, e sempre più italiani (anche per delle iniziative estive come il divieto della plastica nelle spiagge di Rimini) stanno rendendo le borracce parte della loro routine. Quindi mettetele sempre in borsa o nello zaino, che tanto insieme a tutti gli altri oggetti non si sentiranno certo sole!

“Locale” non è un sinonimo di “ecologico”

Per colpa di una pubblicità sbagliata, le persone confondono – specialmente con il pesce – “locale” con “sostenibile”, ma purtroppo non è sempre così. L’esempio si può fare con la pesca sfrenata ed eccessiva della spigola, che evidenzia come in assenza di un monitoraggio di un ente terzo (come la ONG di cui sopra) la tendenza sia appunto quella di andare ben oltre il limite.

La sostenibilità quindi non è solo il km0, ma è anche prevedere le scorte ittiche e la loro gestione, e un rispetto totale dell’ambiente. Quindi, cerchiamo di comprare solo pesce certificato come sostenibile.

La leggenda intorno agli imballaggi compostabili

Se credete che il piatto compostabile usato per mangiare il pranzo una volta buttato avrà una seconda vita come concime per campi, sappiate che vi hanno raccontato una bugia. Infatti gli imballi fatti in PLA, acido poliattico (è un polimero che deriva da mais e grano), devono essere poi compostati in delle unità specifiche che però sono rarissime al punto che la maggior parte di loro viene bruciato o mandato in discarica.

Appare evidente, quindi, che nonostante questi prodotti in plastica PLA siano più ecologici di quelli in plastica tradizionale, purtroppo non abbiamo l’attrezzatura corretta per applicare la loro ecologia. Quindi la soluzione rimane quella di usare ancora le stoviglie classiche, in ceramica e metallo almeno finché le infrastrutture non si saranno adeguate.

Tofu furbetto

La coltivazione della soia, impiegata soprattutto per l’alimentazione animale, avviene soprattutto in Sud America, e proprio lì sta vedendo la deforestazione (ne sono conferma i tristi eventi di quest’estate che non sono ancora terminati) e alla distruzione delle praterie brasiliane.

Questo comporta l’enorme immissione in aria di anidride carbonica, e ovviamente danni importantissimi per la biodiversità. E purtroppo il 90% del Tofu fatto con la soia viene dal Brasile e ha quindi valori di carbonio doppi rispetto ad animali come il pollo. Se quindi vogliamo continuare a  mangiare questo prodotto, cerchiamo di comprarlo facendo attenzione a che provenga da Europa o Nord America.

Una borsa per sempre

L’eliminazione delle buste di plastica è stato un grande successo, e questo è indubbio. Recentemente, però, il governo della Danimarca ha condotto uno studio che ha portato qualche nuova preoccupazione: si pensa infatti che le maxi borse riutilizzabili che si trovano nei supermercati al prezzo di circa un euro non siano abbastanza usate, e che quindi aumenti il volume di plastica delle borse.

Una borsa riutilizzabile va usata 8 volte, prima che le sue emissioni di carbonio siano effettivamente inferiori rispetto a quelle delle vecchie buste di plastica, un valore che sale a 149 per le borse in cotone. La soluzione? Usate queste borse per comprarne altre due riutilizzabili da tenere in macchina, in modo da risolvere anche il problema della spesa last minute!