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Mese di luglio, mese dei raccolti. Luglio è, infatti, il mese in cui finalmente si cominciano a vedere i primi risultati di tutto quanto si è coltivato per settimane: ogni sforzo è quindi tradotto in frutta e ortaggi perfetti per riempire le tavole e i cesti nei pranzi e nelle sere d’estate (ma non solo). Tuttavia, è necessario prestare molta attenzione, perché bisogna conoscere le tecniche di taglio e di conservazione in modo da non rovinare le piante.

Infatti, proprio in questo momento molti fanno l’errore di rallentare i lavori, curandosi solamente di quello che c’è come pensando che il ciclo di produzione delle piante sia infinito e si possa protrarlo senza sforzo fino all’arrivo della stagione fredda. Ma in realtà non è così: infatti, sono molte le operazioni da fare sia per prendersi cura delle piante presenti; sia per preparare quello che si pianterà dopo che gli ortaggi attualmente presenti avranno finito il loro ciclo.

Insomma, il momento del raccolto non è proprio il momento adatto per rilassarsi!

raccolto dell'orto in estate

Le cose da fare non mancano

Nel mese di luglio, caldo e cruciale, le operazioni abbondano. Infatti, è necessario strappare le erbacce quotidianamente, perché le erbacce è meglio toglierle quando sono piccole e all’inizio del loro sviluppo, togliendo loro anche le radici e, se c’è tempo, riducendole in pezzetti da spargere sulla terra e da usare come pacciamatura.

Inoltre, bisogna annaffiare almeno ogni due giorni, al mattino presto o alla sera tardi, dopo il tramonto, al piede e in modo da non affogare le piante. È fondamentale sarchiare il terreno in modo da interrompere la risalita dell’acqua dagli strati più profondi, operazione che va fatta una volta alla settimana. Inoltre, bisogna controllare le legature allentandole quando e dove occorre, o aggiungerne di nuove più o meno ogni due settimane.

Partire dalle aromatiche

lavanda da raccogliere

Se volete fare una bella scorta di erbe adatte per insaporire le ricette d’inverno, allora dovete partire da adesso: infatti, per averne molte e per averne buone, è fondamentale raccoglierle sempre quando è massima la presenza di oli essenziali, quindi al mattino prima che le foglie vengano raggiunte dai raggi del sole.

Tra queste piante ovviamente ci sono salvia, timo, rosmarino, origano, menta e basilico, tutte piante che hanno raggiunto la loro maturità di sviluppo in questo periodo estivo, periodo che è il culmine e il risultato della grande crescita del mese di giugno, nonché della radiazione solare che incentiva la produzione e l’accumulo degli oli essenziali. A questo contribuisce anche il clima perfetto per l’essicazione.

Per conservare le erbe aromatiche ci sono più metodi: appunto, l’essicazione sia naturale che forzata, oppure anche l’estrazione in olio. In tutti i casi appena citati, comunque, è sempre valida la regola degli orari appena vista: le erbe vanno raccolte dopo che la rugiada si è asciugata, e prima che il sole si stagli alto nel cielo.

Due sono le erbe aromatiche più raccolte in questo periodo, perché sono quelle che d’inverno si usano più di tutte:

  • Rosmarino, la cui raccolta si fa sempre e solo con le cesoie, visto che si tratta di un vero e proprio cespuglio legnoso. Infatti, nonostante nelle parti terminali è piuttosto flessibile (perché sono quelle più giovani), tutta la struttura del rosmarino non è erbacea, e quindi non va trattata come tale ma rispettata. Nel rosmarino, la raccolta è utile anche per contenerne lo sviluppo, e quindi funge da vera e propria potatura che aiuta a mantenere la pianta bella densa e folta. In tale operazione bisogna evitare il tipico taglio del ramo lungo, come spesso ancora si vede fare: si tratta, infatti, di un taglio che incide sul legno vecchio – in cui la pianta non ha più una grande capacità di reazione – e va anche a creare un vuoto che facilita il passaggio all’interno della struttura sia del freddo che del caldo, andando a modificare il clima interno favorevole che i cespugli si auto-creano tutto l’anno. Quindi, la raccolta del rosmarino va fatta rimuovendo le cime nuove, flessibili, fresche e molto profumate, non più lunghe di 15cm.
  • Salvia, per la quale vale ancora di più tutto quello che si è appena detto sul rosmarino. Infatti, nella salvia la struttura è ancora più rigidamente divisa tra una base legnosa e una parte vegetativa erbacea. Anche in questo caso, quindi, è un grave errore tagliare le parti sul legno vecchio, e tentare di ringiovanire i vecchi cespugli con potature drastiche provoca l’effetto opposto: la pianta infatti si riduce, perché è vero che non muore, ma non si rigenera neanche e quindi smette di produrre rami e foglie nuove. Per la raccolta della salvia bisogna usare sempre le forbici in modo da incidere esclusivamente sulla parte erbacea, andando a fare dei tagli netti, assolutamente non sfilacciati o strappati e decisamente più facili da richiudere. Bisogna, inoltre, fare attenzione a prendere solamente lo stretto necessario: se, infatti, il rosmarino si essicca piuttosto facilmente, per la salvia questa è un’operazione più difficile. Ciò vuol dire che molto spesso quanto non si usa subito viene buttato, creando uno spreco enorme, nonché un danno inutile e gratuito alla pianta. L’essiccazione della salvia va effettuata separando le singole foglie e ponendole in un luogo ombreggiato e ben ventilato per una decina di giorni; le foglie, infine, vanno conservate in vasi di vetro scuro.

La scelta e la raccolta dei frutti

Questo mese è anche il momento di dare un assaggio ai primi ortaggi, dopo averli separati dalla pianta facendo in modo di non danneggiarla. Questo va fatto aspettando il momento migliore (prestando bene attenzione a non aspettare troppo) e seguendo sempre la tecnica più adeguata.

La raccolta è sempre necessaria: infatti, se si lasciassero sulla pianta i frutti più grossi, che sono i primi a cui vengono destinati i nutrienti, questi proverebbero poi a giungere velocemente alla maturazione fisiologica, maturando i semi e diventando presto pronti a riprodurre la pianta. Tutto questo comporterebbe un rallentamento nello sviluppo degli altri frutti, che si troverebbero in una posizione subalterna. Vediamo tre esempi di raccolta, tenendo conto di tre piante molto diffuse e apprezzate:

  • Melanzane. Questi ortaggi vanno raccolti quando le loro dimensioni – tenendo conto della varietà, che va naturalmente sempre conosciuta – sono soddisfacenti. Il colore deve essere omogeneo e ben distribuito su tutta la superficie, mentre la cuticola deve essere ancora lucida. In questo stadio dello sviluppo, le melanzane hanno al loro interno pochi semi mentre la polpa è bella soda e chiara. Non è sempre necessario effettuare il processo per renderle più dolci togliendo loro il caratteristico sapore amaro. Ma comunque, se lo si vuole fare, è un processo molto veloce ed efficace: infatti si fa semplicemente usando del sale grosso, o lasciando gli ortaggi nell’acqua fredda. La raccolta delle melanzane va fatta usando un coltello o un paio di cesoie, e sempre sostenendo l’ortaggio in quanto è molto semplice scosciare il ramo. Se la melanzana viene lasciata sulla pianta, diventa opaca e assume un color marroncino-cuoio. La polpa diventa spugnosa e i semi si presentano ben formati. Il gusto peggiora, e diventa piuttosto acre.
  • Pomodori. I pomodori non hanno fretta, ma con loro tutto è lento. Non lasciatevi ingannare dal colore: infatti, anche se vedete che sono rossi non dovete raccoglierli prima che raggiungano la dimensione tipica della loro varietà (che, quindi, dovete sempre conoscere, come detto). I primi pomodori, infatti, possono rivelarsi troppo acquosi, poco dolci e anche leggermente acidi. Insomma, meglio aspettare qualche giorno. Se avete distribuito poca acqua, o l’avete distribuita in maniera non regolare, non rimediate con improvvise irrigazioni abbondanti che hanno l’unico effetto di favorire la spaccatura del frutto. La raccolta del pomodoro va fatta con due mani: la prima sostiene il frutto, la seconda taglia il picciolo usando delle forbici.
  • Zucchine. Le zucchine vanno raccolte quando sono ancora piuttosto giovani e immature, quindi quando hanno la cuticola verde e piuttosto tenera, non ci sono semi o comunque sono ai primi stadi di formazione e quindi il palato non li avverte, e la polpa è bella soda, croccante e dal buon sapore. Le zucchine si raccolgono con le forbici o con il coltello, sempre dall’alto, scostando le foglie e tagliando il picciolo facendo in modo che sia distribuito in maniera uguale tra la pianta e il frutto. La raccolta va fatta giornalmente o al massimo a giorni alterni, anche se non è necessaria. È possibile raccogliere i fiori di sesso maschile – che si notano per lo stelo stretto – che non portano il frutto, mentre vanno assolutamente lasciati alla pianta quelli femminili, che hanno lo stelo che si ingrossa alla base, divenendo poi un’altra zucchina.

La raccolta dei fiori decorativi

Negli orti, nei loro spazi di risulta, sempre più di frequente si ricava un po’ di spazio per la coltivazione della bellezza, fiori belli e appariscenti, facili da coltivare come possono essere le calendule o le zinnie. Non sono piante da frutto, ma semplici e ornamentali, piante che non richiedono chissà quali cure e sono adatte ad essere recise e portate in casa nelle occasioni di festa o anche solamente per abbellire un angolo.

Le zinnie, in particolare, seminate o trapiantate in un terreno leggero, organico, ben drenato, dalla fertilità media, vanno annaffiate accuratamente sempre al piede, in quanto sono organismi molto sensibili alle malattie provocate dai funghi. L’unica manutenzione che si richiede nella cura delle zinnie è quella che vede l’estirpazione dei capolini sciupati, operazione che ne favorisce la rifiorenza.

Le zinnie a fiore grande, con un lungo stelo, quelle anche più adatte per il raccolto, vanno sostenute con una cannuccia di almeno due terzi dell’altezza della pianta, se singola. Più zinnie vanno invece legate a un tutore che le mantenga libere di oscillare, ma non di piegarsi. La raccolta va effettuata sempre usando delle forbici affilate e pulite.

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