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La potatura è un’operazione fondamentale ma delicata della cura della pianta. Per cui, al di là di tutti i consigli che andremo a dare qui di seguito, è sempre bene non tagliare un albero se non si hanno le conoscenze per farlo.

Potare non è un’azione di poco conto: azioni sbagliate, potature eccessive, tagli fatti nei periodi non corretti, possono provocare dei danni permanenti, in alcuni casi anche letali. Cerchiamo di capire come e perché.

Perché la potatura è delicata?

Potatura, un'operazione delicata ma indispensabile per arbusti e alberi.

Bisogna partire dal presupposto che la potatura delle piante non è, naturalmente, una cosa naturale. In Natura, infatti, gli alberi possono crescere liberamente, senza che si presentino occasioni di tagliarli.

Questa operazione è una necessità umana, prima di tutto in ambito urbano e pubblico – nelle strade, nei parchi, nei parcheggi – e poi in quello domestico (sia esterno che interno). In sostanza si attua quando la pianta cresce troppo, e raggiunge delle dimensioni non più compatibili con la struttura in cui è inserita; o, anche, ostacola il normale svolgimento delle attività; o ancora la crescita di altre piante.

Va detto, però, che la potatura è pericolosa. Tagliare parti della pianta e della sua chioma significa toglierle massa vegetale, cosa che riduce la superficie fotosintetizzante e, di conseguenza, la capacità di produzione di nutrimento della pianta.

Potare comporta anche la formazione di ferite – specie sei si tagliano rami con diametro superiore ai 15 o 20 cm – e le ferite sono in grado, nei casi più gravi, di compromettere o modificare lo sviluppo della pianta.

Potare in modo scorretto e sconsiderato, eccessivo, ha delle influenze negative sulle condizioni energetiche dell’albero. Questo compromette la salute stessa dell’albero, e la solidità delle sue radici – ovvero, la sua stabilità.

Perciò, se la potatura diventa un’operazione inevitabile, bisogna agire nel migliore dei modi, rispettando delle regole fondamentali in modo da ottenere sia l’obiettivo finale (ridurne le dimensioni) sia salvare il più possibile l’esemplare.

Le problematiche relative alla potatura

In ogni caso, la potatura è sempre responsabile di alcune problematiche. Potare gli alberi determina sempre delle ferite o lesioni alle loro strutture legnose. La pianta reagisce sempre con dei meccanismi di difesa, spendendo anche molta energia.

Ricordate che più numerosi e grandi sono i tagli dei rami, più per l’albero sarà difficile rimarginare le ferite. Inoltre, dopo potature molto consistenti e indiscriminate, l’albero è più facilmente soggetto ad attacchi di funghi e parassiti, che entrano nel legno proprio usando le ferite, e mettono a repentaglio la stabilità della pianta.

Un problema che diventa tanto più serio, quanto più la grande è grande e quando si tagliano rami con un diametro superiore ai 10 o 15 cm.

Per evitare di incorrere in queste problematiche, e ottenere i risultati migliori quando si va a ridimensionare la chioma, è fondamentale uno studio teorico delle tecniche di potatura e, naturalmente, ci vuole la capacità e l’abilità nella loro applicazione e nelle diverse soluzioni.

In anni più recenti, la sensibilità verso il patrimonio delle piante è notevolmente aumentato, soprattutto in ambito urbano. Si è presa consapevolezza – chi più chi meno – di dotare le città di tanti alberi, per contrastare l’effetto serra e anche per rendere l’aria più fresca e respirabile.

Tuttavia, nonostante gli intenti encomiabili, c’è da dire che purtroppo sono ancora molto diffuse delle pratiche scorrette per quanto riguarda la potatura. Spesso sono praticate da giardinieri privi delle capacità professionali necessarie; oppure costretti a operare interventi di poca cura.

Certamente, quindi, per non sbagliare bisogna rivolgersi a dei professionisti realmente capaci, che seguano queste accortezze:

  • Prima di tutto, se l’albero da loro potato sembra non potato, allora sapete che hanno fatto bene il loro lavoro. Un lavoro fatto di frequente, che asporti volumi ridotti, rispetto a potature più rare che però tolgono grosse porzioni di croma. La potatura, inoltre, non deve alterare la naturale conformazione della pianta, ma al contrario deve mantenere la forma tipica della sua chioma, sia essa piramidale, golosa, espansa o cilindrica.
  • I professionisti tagliano in modo accurato, e preservano quindi sempre il tipico portamento tipico della pianta e la forma della chioma. I tagli devono essere eseguiti in modo da non provocare lesioni al tronco, o strappi alla corteccia, e limitando quanto più possibile la formazione di grandi ferite. È bene non effettuare capitozzate, cioè tagli che tolgano la parte terminale dei fusti principali perché sono interventi drastici che fanno poi da ingresso a funghi demolitori del legno.
  • I professionisti, dopo la potatura, usano un prodotto specifico che ha funzione protettiva, distribuendolo sui grossi tagli. Se c’è un’asportazione completa di un ramo dal fusto principale, non devono essere lasciati monconi. Tuttavia, al contempo, non bisogna effettuare tagli radenti che incidano il legno sotto-corteccia.
  • Usano poi strumenti adeguati e diversificati, in base alla tipologia di intervento.
  • I professionisti non asportano oltre il 25 o 30% della chioma, negli alberi grandi, in una sola stagione. Sono infatti interventi pesanti e controproducenti, che debilitano l’albero e ne accorciano la durata di vita.

Le tipologie di potatura

Potatura di un albero

Abbiamo visto che un buon professionista usa diversi strumenti, in base al tipo di operazione che deve fare. Questo perché esistono diversi tipi di potatura, che cambiano sia in base alla pianta sia anche alla sua età.

La potatura di “formazione” o di allevamento

Il primo tipo di potatura è quello effettuato su alberi di giovane età (dai due ai quattro anni) e generalmente a foglia caduca. È una potatura che serve per dare ai giovani esemplari una struttura corretta.

Le piante vengono stimolate a crescere bene grazie a tagli particolarmente esigui: così facendo possono svilupparsi in maniera equilibrata e corretta, prendendo la forma tipica della loro specie di appartenenza.

La potatura di formazione viene eseguita specialmente nei vivai di produzione.

La potatura di contenimento

Questo tipo di potatura è quello più diffuso, perché va ad interessare le chiome di dimensioni medie e grandi. È un’operazione particolarmente utile, che permette di ridurre lo sviluppo delle piante che hanno ormai dimensioni un po’ troppo ingombranti.

La potatura di mantenimento

Anche in questo caso si tratta di una potatura particolarmente leggera. Questa viene eseguita soprattutto sulle siepi di specie sempreverdi, ed è quindi un puro atto estetico visto che serve per mantenere la forma voluta, di solito geometrica, della siepe.

Sono potature leggere, che quindi si possono effettuare anche 2 o 3 volte all’anno.

La potatura di ristrutturazione

Questa operazione è invece più complessa. Si usa infatti per rimediare a chiome rotte e rovinate da eventi atmosferici particolarmente violenti (temporali, vento forte, grandine) ma anche a potature precedenti dai risultati disastrosi.

Questa operazione si effettua eliminando o riducendo la dimensione di rami che sbilanciano l’equilibrio dell’albero, alterandolo. È molto utile, perché serve a prevenire che la pianta si schianti a terra.

La potatura di trapianto

Come dice il nome, questa potatura si applica quando si trapianta una pianta di grandi dimensioni. Consiste nella riduzione dei rami, in modo da proporzionali alla rete delle radici.

Si tratta di un’operazione utile, perché permette di avere un attecchimento più facile.

La potatura di rimonda

Un’altra potatura molto utile, che va a rimuovere e asportare tutte le parti deperite, ammalate, secche e marce (o quasi) della chioma. Si fa a qualsiasi altezza, e a qualsiasi dimensione, ed è molto importanti perché le parti ammalate o secche possono essere veicolo di transizione per malattie, parassiti e funghi.

Inoltre, rimuovere una parte ammalata impedisce alla malattia di diffondersi in tutta la pianta.

La potatura di produzione

Questa operazione è utile per stimolare e favorire la fioritura negli alberi da fiore, e in particolare modo negli alberi da fiore primaverili. È utile, comunque, anche per gli alberi da frutto.

Quando si può potare?

La potatura richiede anche dei tempi specifici e preferibili per essere seguita. Il periodo migliore è sempre quello primaverile estivo, e in particolare ci sono alcune piante che vanno lasciate intonse in autunno e in inverno, quali:

  • Le piante sempreverdi mediterranee piantate nelle regioni settentrionali, perché soffrono particolarmente il freddo. Per loro, il periodo ideale è marzo-aprile.
  • Le siepi giovani (2 o 3 anni) che sono fatte di fotinia, alloro, bosso, cipresso e lauroceraso. Queste siepi è bene che siano potate all’inizio della primavera, perché in caso contrario il freddo potrebbe causare ingenti danni-
  • Gli arbusti e gli alberi che fioriscono in primavera: infatti, potandoli in autunno o inverno, si andrebbero a togliere molti dei rami che portano gemme a fiore già nate e sviluppate, con una conseguente diminuzione della fioritura. Il periodo ideale per la potatura di queste piante è al termine della fioritura, ovvero tra la fine di marzo e la fine di aprile.
  • Le piante aromatiche e officinali perenni: queste vanno ridimensionare quando le minime sono sempre sopra lo zero (indicativamente, da marzo, ma meglio aprile) perché così si va a favorire un rapido e consistente ricaccio. Questo sarebbe invece ridotto, con potature anticipate.

Quando è meglio non potare

Ci sono alcune occasioni in cui non si devono fare interventi di potatura. E questo sia per tutelare le piante e assicurare loro una migliore crescita; sia per prevenire incidenti di lavoro all’operatore.

La potatura va quindi evitata quando le temperature sono vicine allo zero, perché i tagli in questo caso possono estendersi lungo i rami e spaccare, letteralmente, il legno. Allo stesso modo, la potatura va evitata anche nei mesi più caldi dell’anno: con temperature così alte, una pianta priva di fogliame può prendersi un’insolazione, manifestandone i danni sulla parte restante della chioma.

È bene poi evitare la potatura in giornate molto umide e/o ventose: sono giornate che rendono le operazioni più difficili, visto che il legno bagnato è più difficile da tagliare. Inoltre, un vento forte rende pericoloso il lavoro dell’operatore.

In ultimo, le piante non vanno potate quando colpite da attività parassitarie, e in particolare modo da malattie fungine. In questi casi, bisogna chiedersi se è il caso di potare una santa ormai non recuperabile, o se è meglio eliminarla direttamente sostituendola con una nuova. Inoltre, in questi casi, è bene disinfettare gli strumenti, prima di passare a tagli su piante invece sane.

Ci sono anche piange che richiedono attenzioni particolari. Per esempio, le conifere (abete, cedro) producono più difficilmente nuovi rami dai punti di taglio, e quindi, dal momento che conservano a lungo la ferita, sono più soggetti a malattie.

Le querce e i faggi reagiscono molto male ai tagli, specie quando grandi: lo fanno manifestando ricacci anomali, o con disseccamenti alla vegetazione. Con gli olmi e i platani, invece, bisogna rispettare i periodi di potatura che sono fissati da norme fitosanitarie sia nazionali che regionali, in quanto è facile la diffusione di patologie pericolose, come per esempio la grafiosi degli olmi o, nel caso del platano, il cancro colorato.

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