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È molto importante saper trattare gli alberi da frutto, in modo da prevenire le problematiche più ricorrenti in questo periodo per garantire una raccolta abbondante, fatta di frutti sani e abbondanti. Un trattamento che va dalla pulizia alla potatura al nutrimento, tutte operazioni che devono essere fatte in maniera tempestiva.

Il trattamento di questo periodo vale per le regioni dell’Italia Settentrionale, nelle quali il mese di Novembre significa raccolta di frutti più tardivi, che maturano a temperature basse, come castagne, kiwi, mele e kaki, dopo la quale gli alberi da frutto entrano in una fase di riposo.

La fase di riposo non deve far pensare a una sospensione dei lavori. Tutto il contrario: è in questo momento che servono due azioni fondamentali utili per avere degli ottimi risultati nel prossimo ciclo. Stiamo parlando del controllo dei patogeni e la fertilizzazione.

Discorso opposto va fatto per le regioni dell’Italia meridionale, perché a queste latitudini Novembre è il periodo in cui iniziano a maturare gli agrumi, a partire dal miagawa (quello più precoce) fino alle arance e alle clementine, maturazione che durerà per tutto l’inverno. Ecco: al sud, i lavori di cui parleremo vanno rimandati ancora un po’, per aspettare il termine della maturazione di questi frutti.

Vediamo, quindi, quali sono queste operazioni molto importanti e utili per avere dei frutti gustosi e abbondanti al prossimo raccolto!

Attenzione all’esposizione e al freddo

Albero di mele

Per prima cosa, dobbiamo fare tanta attenzione all’esposizione delle piante, e alle temperature. Questo a maggior ragione nelle regioni settentrionali, dove non di rado le temperature possono scendere sotto lo zero, o comunque rimanere di pochi gradi sopra.

Le piante più giovani sono quelle più sensibili al freddo, insieme a quelle specie che sono coltivate al limite della loro area naturale, come per esempio l’olivo, il fico e il kiwi (tutte piante da climi più mediterranei, e meno continentali).

Soprattutto per il kiwi, l’attenzione al freddo è importante e mantenere un clima ideale è necessario fino al terzo anno da quando lo si è messo a dimora. Il consiglio è quello di usare della paglia lunga, facendo in modo di abbracciare circa un metro di altezza di tronco, legandola poi in alto per creare una struttura a cono che ripari dalle piogge eccessive non solo l’albero, ma anche quella parte di terreno vicina al piede.

Controllare le malattie

malattie degli alberi di frutto

Altra grande attenzione va data alle malattie, che negli alberi – come in qualsiasi organismo – sono più frequenti nella stagione invernale. Il primo step per difendere gli alberi da frutto da malattie future – ma anche altri tipi di avversità – è eliminare tutti i possibili agenti patogeni, e quindi anche tutti i luoghi dove si possono nascondere fino alla primavera.

Dopo il raccolto, e quando le foglie sono cadute, quindi, è opportuno andare ad osservare una per una tutte le piante del frutteto per raccogliere i frutti rimasti. Non importa se i frutti sono ancora piccoli e sani oppure se sono già marciti. Rimane il fatto che non devono essere lasciati sulle piante – specie su esemplari di drupacee e pomice . E non devono essere lasciati a terra. Inoltre, dopo aver raccolto i frutti, questi vanno bruciati o interrati profondamente, e non gettati nella compostiera. Altrimenti il lavoro di raccolta diventa inutile.

Alla raccolta dei frutti rimasti deve seguire quella delle foglie cadute, e questo prima che inizino a decomporsi. Le foglie possono essere messe in compostiera solo se sane; se, invece, si nota che sono affette da patologie da cui sono rimaste affette durante l’estate, allora vanno eliminate. Il compostaggio, infatti, non rispetta sempre i tempi per la sanificazione; inoltre, non si vengono a formare in tutte le occasioni le condizioni favorevoli per ridurre la carica patogena.

Per eliminare ogni dubbio, quindi, meglio bruciare tutte le foglie, naturalmente dopo aver ottenuto l’autorizzazione dalle istituzioni locali (comune e/o pompieri) e poi distribuire la cenere in terra, come se fosse una sorta di restituzione. È na pratica molto efficace, che porta al terreno molto calcio, fosforo e potassio, per una dosa massima di un chilogrammo ogni 5 metri quadrati. Tradotto: nel sottochioma di un albero con 5 metri di diametro, servono circa 4 chili di cenere di foglie.

Un altro consiglio per prevenire infezioni è quello di controllare la rete idrica di scolo, che dev’essere sempre presente in un frutteto, e nella quale non ci devono essere ristagni. In questo caso, è bene ispezionare l’efficienza delle scoline, facendo in modo che siano sempre libere dalla vegetazione erbacea e arbustiva che si forma molto facilmente ogni anno.

Inoltre, ne va verificata la profondità e l’inclinazione, ripristinandone il funzionamento se serve.

Tagliare l’erba

erba del prato

Sempre in un’ottica di prevenzione delle malattie, è utile l’ultimo taglio del manto erboso. In questo caso, può essere utile un taglio mulching, per tritare finemente gli steli e le foglie che rimarranno sul terreno trasformandosi in sostanze organiche, o venendo interrati insieme ad ammendanti e fertilizzanti.

Si può anche procedere con un taglio normale, lasciando poi l’erba ad appassire in campo. Quando è semi-secca, la si rastrella, radunandola e formando un anello di pacciamatura per difendere il piede della pianta. Questa non va effettuata con erba appena recisa, perché è umida e piena di zuccheri, per cui rischia poi di marcire e riempirsi di muffe e funghi. Ecco perché è molto importante farla seccare, o anche miscelarla con altri materiali passati nel biotrituratore come rami, foglie e paglia.

Nella pacciamatura, bisogna sempre lasciare circa 15 cm di stanza dal tronco, e arrivare ad almeno 10 cm di spessore.

Alcune attenzioni speciali

Chi noti che uno o più dei propri alberi da frutto presentano problemi seri, quali malattie che rovinano foglie e frutti, dovrà inevitabilmente rivolgersi a un tecnico del settore, il quale potrà poi applicare il trattamento opportuno, servendosi anche di prodotti per i quali è necessaria una specifica autorizzazione.

Noi, però, possiamo comunque fare qualcosa. Per esempio, distribuire il rame, in diverse formulazioni. Infatti, il rame è uno dei migliori alleati contro le malattie, e costituisce quindi un’ottima prevenzione.

Diverse sono le soluzioni nelle quali i prodotti a base di rame (tra cui ossicloruro, solfato, idrossido) possono essere d’aiuto. Per esempio:

  • Contro il corineo, piccoli cancri che colpiscono ciliegi, albicocchi, peschi e susini. In questo caso, dopo il trattamento a base di rame, è necessario individuare i rami colpiti e rimuoverli.
  • Contro la ticchiolatura tipica del Nespolo giapponese. In questo caso, il trattamento è necessario sia prima che dopo la fioritura.
  • Contro la bolla del pesco.
  • Contro il cancro rameale di meli e peri, in cui il rame va usato dopo la caduta delle foglie e dopo la potatura. E anche in questo caso bisogna rimuovere e bruciare i rami colpiti.
  • Contro il cancro batterico del susino. Il trattamento va fatto a inizio, metà e fine caduta delle foglie.

La prevenzione contro la neve

Inverno, in molte zone dell’Italia settentrionale, significa anche neve, che negli alberi da frutto può provocare non pochi danni. Sono i piccoli frutti a subire i danni più gravi, e ad essere quindi quelli più esposti: questi, infatti, possono raccogliere neve con le loro ramificazioni, con il rischio di spezzarsi o sfibrarsi sotto l’eccessivo peso.

Per evitare che questo accada, il suggerimento è quello di unire insieme i rami, affastellandoli e unendoli in più punti per formare una sorta di gabbia con forma a fuso. Il gruppo va poi fissato a un palo di sostegno, o legato ai filari sempre facendo in modo che il filo di giunzione sia ben teso.

Potature e abbattimenti

Con il freddo, inoltre, è sempre meglio rimandare la potatura e qualsiasi tipo di taglio delle piante da frutto alla fine dell’inverno, quando le temperature iniziano a scaldarsi un po’.

Comunque, è bene precisare che il melo è la pianta che meglio resiste al freddo (sopravvive anche fino a -20°C). Nonostante questo, nei giorni successivi alla potatura sono sufficienti pochi gradi sotto lo zero per danneggiare tutte le superfici dei tagli fatti con cesoie e tronca-rami, cosa che rende favorevole l’ingresso nella pianta di elementi non desiderati, come funghi e batteri.

Discorso analogo per il kiwi, la cui potatura è meglio rimandarla direttamente alla prima vera. Il freddo, infatti, fa mal rimarginare i tagli alla pianta, soprattutto se questi tagli sono stati fatti su legno maturo, e se si presentano come molto grandi.

Invece, l’albero da frutto che può essere potato anche in inverno è il cachi: per questa pianta, infatti, in ogni periodo i tagli devono essere sempre leggeri, in modo da contenere uno sviluppo troppo importante della chioma. La potatura del cachi va ad agire sui rametti dell’anno.

Anche per quanto riguarda gli accorgimenti ci sono delle regole. Infatti, mettere a dimora un nuovo albero in sostituzione di uno morto o morente non è mai bello, ma in molti casi è necessario per far continuare il raccolto.

Certo è che l’estirpazione non deve essere mai fatta in fretta, ma osservando bene lo stato di salute delle parti interne al tronco, del colletto, delle radici, in modo da capire se il declino della pianta è dato da malattie o dal naturale corso degli eventi.

Per capire meglio, ci sono molte piante che vengono colpite dal fungo dell’Armillare mellea, le quali hanno legno con filamenti biancastri e una consistenza che di legnoso non ha più niente. Un altro modo per confermare che si tratta del fungo è vedere cosa si ottiene strofinando la lesione: di solito, con la malattia emana sentore di fungo.

Oltre a lui, c’è l’Agrobacterium tumefasciens, un batterio che provoca tumori alle radici molto pericolosi e difficili da curare se arrivano alla zona del colletto, e formano delle strutture in rilievo che provocano un ristagno perenne e quindi morte per asfissia. I sintomi del batterio sono evidenti, perché fa rammollire il legno, il quale comincia ad emanare un pessimo odore dovuto alla decomposizione.

Per prevenire gli stessi problemi nei nuovi alberi è necessario eliminare il più alto numero possibile di radici dal terreno.

La fertilizzazione

L’inverno può essere anche un ottimo momento per ridare fertilità al terreno. Una volta ogni 3 anni, infatti, si può provvedere ad aggiungere ammendanti e fertilizzanti allo strato superficiale della sabbia.

Il materiale scelto va sparso sul terreno tenendo una fascia di rispetto, una “distanza di sicurezza” dai tronchi, e soprattutto senza andare troppo in difficoltà – altrimenti si possono provocare danni alle radici.

Non dev’essere una vera e propria fertilizzazione, ma di una rottura del cotico, un interramento e rimescolamento del terreno utile perché così le piogge favoriscono la migrazione dei nutrienti verso le zone delle radici.

In questo periodo dell’anno, che vede le piante in stato quiescente, la quantità e la tipologia di fertilizzante da usare non devono essere stimolo alla formazione di nuova vegetazione, ma garantire fertilità e ottimi raccolti nei prossimi anni.

Fertilizzazione con il letame

Naturalmente, nei frutteti familiari il fertilizzante per eccellenza è il letame, ai tempi odierni più semplice nell’utilizzo rispetto a un tempo perché la presenza negli allevamenti dei separatori dà un prodotto asciutto e quindi più semplice da trasportare.

La quantità varia da pianta a pianta, ma si può dire che ne servono:

  • 100 kg per il ciliegio.
  • 150 kg per peschi e susini.
  • 200-300 kg per peri e meli.

Chi ha un terreno argilloso, noterà che il letame si impasta e non drena l’acqua, creando zone di allagamento. In questo caso, allora, è bene aggiungere della sabbia al letame.

Fertilizzazione con prodotti chimici

Oltre al letame, ci sono anche dei fertilizzanti chimici il cui apporto va ragionato in base al livello produttivo – ovvero, se questo livello è insufficiente – o se ci sono sintomi che suggeriscono carenze, quali uno scarso sviluppo dei frutti, vegetazione ridotta e malformazioni.

Si possono usare composti che portano al terreno microelementi e zolfo, insieme a N-P-K. Nei terreni sabbiosi e sciolti è bene apportare potassio e fosforo, che danno ottimi risultati.

Il sovescio

Infine, un altro modo per dare tante quantità di sostanze organiche al terreno è la coltivazione delle piante da sovescio, che apportano dei nutrienti al substrato, come per esempio le leguminose.

Questa tecnica si usa nei frutteti giovani, che hanno uno sviluppo limitato delle radici e tanto spazio tra le file. In questo caso, si semina in autunno un miscuglio da sovescio specifico per la zona climatica, e si allestisce il terreno come se si stesse operando la semina di una coltura da sfalcio.

All’arrivo della primavera, prima della fioritura, si dovrà interrare il sovescio, arando il terreno.

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